|

l
momento centrale della rievocazione comincia il sabato sera. Al
vespro, quando il sole si allunga e squarcia con tagli disarmonici
l’interno del paese, inconsuete figure in costume medioevale si
agitano ed accendono le mille torce appese ai muri, agli archi, alle
porte. Man mano che l’oscurità ammanta l’incasato, gli spettatori si
assiepano intorno alle staccionate: partecipano al calore della
serata. Quando l’atmosfera è pregna dell’odore della cera e l’oscurità
ha preso il sopravvento sulle cose, il brusio della gente viene gelato
dall’esplosione dei tamburi e dagli squilli delle chiarine dorate.
Come per magia si esce dal vorticoso convulso della nostra civiltà e
si entra nella calda dolce intimità della storia.
L’araldo, con austera imponenza, sul balcone municipale addobbato con
le bandiere dei rioni, annuncia la solennità della serata. Fanno ingresso in piazza
Roma i gruppi dei tamburini: anticipano i gonfaloni che ostentano i
colori e simboli,
ed annunciano le figure che seguono nel piccolo corteo, primi fra
tutti i consoli seguiti dalle dame
nella loro bellezza e fragranza. Incastonata
ogni figura nello scenario del centro storico, tacciono i tamburi,
mentre una voce calda - la voce della storia - accompagna il pubblico,
attore e spettatore, ad ogni singolo avvenimento... Da Porta Santo
Spirito si ode la campanella del carro ecclesiale che si eleva sul
coro di voci dei popolani che intonano una lauda di Iacopone da Todi. Questi scortano insieme con
pochi armati l’Abate di Farfa, che dal colle di Santa Vittoria in
Matenano porta ai signori notabili della vita amministrativa di
Servigliano la pergamena con la quale più tardi si sancirà la cessione
della piana de Lo Sancto Gualtiero: si torna indietro nel tempo,
all’anno di nostro Signore 1450. Il carro viene accolto da un rullio
di tamburi e da squilli di chiarine, sosta dinanzi alle
autorità, da
esso scende l’Abate di Farfa, imponente con la sua cocolla bianca. L’atmosfera così austera, d’un tratto si colora di grande religiosità
e quel raccoglimento viene rotto dal suono delle campane della
Collegiata di S.Marco che
annuncia la processione che sale dal borgo: è il corteo, anticipato
dai chierici con i turiboli fumanti
d’incenso,
con il Prevosto e gli anziani dei rioni (trasportano la Madonna del Piano, una
statua lignea del 1500). Sul sagrato della Collegiata si portano il Magnifico Messere, l’Abate di Farfa, il Gran Cerimoniere:
in religioso silenzio si ascolta la lettura dell’antico documento - la
pergamena - e, recuperando il fascino dell’antica preghiera, il
Prevosto benedice gli astanti. L’araldo irrompe di nuovo
nell’atmosfera liturgica e annunzia che per volontà del popolo tutto,
per celebrare solennemente l’avvenimento (dunque, la cessione della
piana di San Gualtiero alla Comunità di Servigliano), si “Habbia a
correre una giostra de lo anillo”.Solenne la lettura del
bando. Ed
allora il pubblico che ha partecipato curioso si anima, un vero tifo
esplode dietro le staccionate. Il ritmo del cerimoniale cresce: dal
palco d’onore si portano al centro della piazza le illustri figure. I
Consoli dei Rioni scandiscono a voce nuda il nome del campione che il
giorno seguente difenderà i colori del rione; dopodiché fanno il loro
ingresso uno alla volta i cavalieri giostranti. Le loro figure
slanciate sulle cavalcature, insieme con lo scalpitio degli zoccoli dei cavalli,
recuperano il fascino del Torneo. Il primo cavaliere si avvicina alla propria
dama e le porge
la lunga lancia, questa gli cinge il puntale con il fazzoletto - pegno d’amore -
con i colori del rione: è il motivo centrale del sorteggio (effettuato con
giochi pirici) per l’ordine di partenza dei cavalieri, che il dì seguente si
sfideranno nella Giostra dell’Anello. Scende il silenzio, proprio perché
l’ordine di assalto dei cavalieri è fondamentale per il buon esito della
tenzone.
Ora l’araldo chiama in campo i tamburi: entrano nella piazza a passo
cadenzato e danno sfoggio della loro maestria. La serata, galvanizzata
dai suoni, colori, profumi e suggestioni, si prepara all’atto conclusivo che
spetta ad una compagnia di artisti di fama nazionale. Terminati i cerimoniali ed
i rituali del sabato, i cortei fanno rientro nelle rispettive sedi. Sarte, calzolai e
cerimonieri dei rioni vegliano ed approntano il fastoso corteo storico
del giorno dopo, mentre i rionanti propiziano la vittoria nelle
taverne.
|