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ioni contro:
è la tenzone, il rumore prepotente degli zoccoli dei cavalli, la
vittoria.
La Giostra dell’anello ha il peso di un macigno sulla
rievocazione: i vincitori possono gioire, fregiarsi del cencio
conquistato; agli sconfitti non resta che l’onore delle armi (a
talvolta neppure quello). Il Torneo Cavalleresco di Castel Clementino
si caratterizza per la contesa del Palio, cresciuta a dismisura negli
anni Settanta e consolidatasi negli ultimi tre lustri. Per un
cavaliere giostrante, vincere a Servigliano equivale ad arricchire il
palmares personale di un grande sigillo. Alla
stregua di quelli di Foligno, Ascoli Piceno, Faenza. A rendere dura e
selettiva la competizione sono le quattro tornate, caso unico nelle
Giostre dove il percorso si cavalca in più di sessanta secondi.
Quattro manches sono dure e massacranti (per il binomio
cavaliere-destriero), ma assicurano spettacolo nelle due ore di gara,
dove l’adrenalina la fa da padrona nello stato d’animo degli
spettatori. Cinque
protagonisti, uno contro l’altro, intenti ad infilare dodici anelli di
dimensioni a scalare di 8, 7, 6, 4.5 centimetri: ecco la Giostra
dell’anello.
La pista, lunga 880 metri, è a forma di otto ed è delimitata da circa
450 bandierine colorate in legno. Percorrendola nel tempo record di
1’02”8, significa volare a 14 metri al secondo o 50 chilometri orari.
In ogni tornata i duellanti sono chiamati ad affrontare tre
rettilinei, cinque piegate e tre diagonali al centro delle quali c’è
il braccio porta anelli alto 213 centimetri dove vengono posizionati i
‘bersagli’. Dal 1969 al 1989 le tenzoni hanno avuto luogo nel vecchio
campo de li giochi, ovvero sul rettangolo di gioco del campo sportivo
“E.Settimi”. Abili mani hanno garantito un tracciato perfetto: morbido
in curva,
abbastanza veloce lungo i tratti dove il berbero può
sfogarsi. Il 1990, anno della XXII edizione, può essere considerato
come l’inizio dell’era moderna: la Giostra cambia sede. Da allora
viene disputata nel centro ippico, un impianto da diecimila posti
seduti, vero fiore all’occhiello della vallata del Tenna, corredato da
paddock, settore scuderia e box all’avanguardia.
I rionanti vivono la Giostra dell’anello con ansia e trepidazione.
Inutile nasconderlo: godono nel veder primeggiare il proprio amato
cavaliere, ma in caso contrario può bastare la resa del protagonista
del rione rivale per lenire delusioni e sofferenze. Ma
il
Palio è anche questo: gioie e dolori sovente vanno a braccetto. Nella
settimana antecedente la tenzone trovano spazio l’attesa, i
pronostici, i riti scaramantici. I cavalieri giostranti hanno tre
giorni a disposizione per provare cavalcata, lance, speroni e
morsetti, e far adattare il destriero all’otto serviglianese. Questo
avviene il giovedì, venerdì e sabato mattina. Nel frattempo è compito
degli addetti al tifo posizionare al campo de li giochi vessilli e
bandiere a mò di curva di stampo calcistico.
La notte prima del grande evento in molti la passano senza chiudere
occhio: chi a vegliare il cavallo (un tempo tutto ciò era più
romantico...), chi a gozzovigliare nelle taverne rionali nel tentativo
di propiziare la vittoria.
Ma in pista, il pomeriggio susseguente, saranno loro, i cavalieri, le
uniche vedette da ammirare e venerare. Il successo arriderà al più
valoroso, proprio come avveniva nel medioevo.
ALBO D'ORO |