Santo Spirito 2018-08-07T16:52:57+00:00

SANTO SPIRITO

Verso meridione, dalla Collegiata di San Marco Evangelista discendendo in direzione del campo santo, con confini a ovest la strada Fermana-Faleriense e a est viale Palmiro Togliatti. Questo è il territorio su cui si estende il nobile rione di Santo Spirito. L’araldica si contraddistingue per l’utilizzo di colori vivaci, simbolo della fervente passione dei rionanti: il blasone è costituito da uno scudo di forma svizzera (con due incavature simmetriche nel lato superiore) partito di rosso e di giallo con un’aquila nera attraversante. Viale Luigi Vecchiotti, cardo dell’antico castrum romano che segna l’attuale piazza Roma, è il cuore pulsante del Rione. Sul perchè del nome si incrociano due correnti di pensiero: secondo la tradizione locale è riferito alla posizione della via principale che conduce al cimitero del paese. Da non trascurare però la possibilità che sia stato adottato in riferimento alla Quintana di Arezzo dove milita la contrada Santo Spirito che si contraddistingue per determinazione. Il Rione ha caratterizzato i momenti più significativi della storia del Torneo Cavalleresco e vanta di essere il più titolato alla giostra dell’anello.

Numerosi i condottieri che hanno contribuito a formare il prezioso puzzle giallo-rosso, fra questi il professore Luigi Miconi: “Sono qui dal primo giorno, dal 1968 non salto una Quintana, l’ho vista nascere e ho contribuito a farla crescere. Ricordo un episodio emblematico: è il lontano 1972 e cala un’ombra tremenda sulla manifestazione. Tutto rischia di saltare perchè Paese Vecchio si ritira per questioni relative alla giostra, il rischio di non fare la Quintana è concreto. Con Sabatino Ulisse (detto Tino) non ci diamo per vinti. Crediamo in questo progetto che abbiamo contribuito a far sbocciare così ci rimbocchiamo le maniche e organizziamo noi i 10 giorni di festa”. Luigi  contatta i ‘Duchi d’Este di Ferrara’ e regala alla città di Servigliano uno spettacolo indimenticabile di bandiere, tamburi e chiarine (a quel tempo i gruppi rionali di musici e alfieri non si erano ancora formati). Dà 20mila lire a Mario Giacomoni, padre del noto cavaliere Willer, per difendere i colori rionali alla giostra della domenica facendogli impugnare una lancia intagliata ad hoc da Achille Isidori.

Nel 1974 il rione Santo Spirito fa introdurre la formula dell’ingaggio del cavaliere (in precedenza veniva abbinato tramite sorteggio). Durante una trasferta ad Ascoli, l’allora console Americo Rossi, rimane affascinato dalla destrezza del faentino Gianfranco Ricci. Gli propone di difendere il rione dell’aquila e di giostrare a Servigliano: ‘Franco’ annuisce ed è subito amore, sbocciato a prima vista. Nasce un binomio indissolubile, un legame viscerale fra Ricci e Santo Spirito che segnerà la storia della manifestazione del 1975 al 1996. Grazie alle sue performance sul campo di gara e agli otto titoli riportati, il livello della Quintana cresce ottenendo fama nazionale. Negli anni ’80 il Rione Santo Spirito riesce a ottenere per la prima volta i fondi regionali da versare nella casse del Torneo Cavalleresco; inoltre partecipa per molti anni al noto evento di Poltrone Frau al Castello di Caldarola dove, rivenditori e ospiti da tutto il mondo, persino dall’America, lodano i costumi finemente ricamati dalla sartoria rionale. Ago e filo dell’aquila hanno fatto scuola: ha segnato un’epoca in fatto di ricerca del costume italiano, dalla cui esperienza ha preso vita l’Accademia Clementina. Alcuni abiti prerinascimentali da sfilata sovente vengono richiesti in tutt’Italia per presenziare a convegni o sfilare in passerelle. Il corteo si contraddistingue per la bellezza delle dame, l’eleganza dei nobili e la presenza di piccoli rionanti che, fin da bambini, vengono coinvolti nei progetti rionali perchè la passione giallo-rossa si trasmette di generazione in generazione. “La prima volta che ho indossato abiti storici avevo tre anni, era il 1979 – ricorda emozionato il console Marco Rossi -. All’eta di sette anni mi sono cimentato per la prima volta con la bandiera e non l’ho più mollata fino al 2013, anno in cui sono diventato orgogliosamente console. Quando qualcuno mi chiede ‘Cos’è per te Santo Spirito?’ mostro sempre la cicatrice che ho sull’indice destro. Sono un ragazzino, 12 anni, al campo vecchio – racconta sorridendo -. L’usanza è di scavalcare la rete per posizionarsi nella parte superiore e godere di una vista migliore durante tutta la giostra. Così mi accodo ai grandi, volevo emularli: Gilberto Marini, Franco Morelli e Maurizio Pelacani. Io però sono piccolo e poco agile quindi rimango impigliato nella rete, il dito si lacera e inizia a sanguinare. Corro dai paramedici che mi medicano alla buona ordinandomi di andare a casa dai miei genitori per farmi portare al pronto soccorso perchè sono necessari dei punti. Rispondo loro: ‘Oggi c’è Quintana, casa mia è vuota, casa mia è qui al campo’. Alla fine ho deciso di lasciar stare e godermi la giostra: l’ho vista tutta col dito sanguinante… però ha vinto Ricci! Una cicatrice, un ricordo indelebile, un vanto”. Una grande famiglia animata da dedizione, passione e spirito di sacrificio. Questo e molto altro è il rione di Santo Spirito.

1991 Gianfranco Ricci (su Fatur)
1999 Willer Giacomoni (su Primula Rossa)
2001 Willer Giacomoni (su Venus)
2003 Willer Giacomoni (su Venus)